L'Aspirapolvere
 

L'ASPIRAPOLVERE è considerato un’invenzione recente, ma già i sudditi della regina Vittoria avevano a disposizione una macchina che usava un soffietto per aspirare lo sporco. Ci volevano due persone per farla funzionare, una per tenere la bocchetta e l’altra per azionare il soffietto.
Polvere sul fazzoletto
Nel 1901, in una stazione di Londra si sperimentò una nuova macchina per pulire le carrozze ferroviarie. Funzionava in base al principio di soffiare fuori la sporcizia, anziché di risucchiarla. La dimostrazione non impressionò affatto il pubblico, che venne quasi asfissiato.
Ma uno degli spettatori, Hubert Booth, ne rimase molto colpito.

Tornato a casa, si sdraiò sul pavimento con un fazzoletto sulla bocca e aspirò forte. La polvere rimasta sul fazzoletto lo persuase che il principio corretto era quello di aspirare lo sporco e non di soffiarlo via: un efficace filtro di stoffa nella macchina avrebbe trattenuto la polvere e permesso all’aria di passarvi attraverso.Un serpente rumoroso: la prima macchina costruita da Booth era così grossa, che ci voleva un cavallo per tirarla. Rimaneva in strada e aspirava la sporcizia dalle case attraverso un lungo tubo, ma l’inventore ebbe delle difficoltà con la polizia, perché il suo «serpente rumoroso» faceva imbizzarrire i cavalli. In ogni caso, fino ai giorni nostri, tutti gli aspirapolvere si sono basati sul principio di Booth.Il suo apparecchio arrivò 25 anni dopo che la prima scopa elettrica fu lanciata sul mercato da un americano di nome Bissell, proprietario di un negozio di porcellane. Bissell soffriva di emicranie e, convinto che fossero causate dalla paglia polverosa in cui erano imballate le porcellane, inventò quello straordinario aggeggio.Fu un grande successo anche se non contribuì a guarire l’emicrania di Bissell.


L'Apriscatole
 

 SULL’ETICHETTA di un barattolo di carne  della spedizione artica di sir William Parry del 1824 c’era scritto: «Tagliare intorno
alla cima, vicino al bordo esterno, con uno scalpello e un martello»
Il barattolo era prodotto dal primo conservificio inglese, costruito a
Londra nel 1812, ma i pionieri dei cibi in scatola avevano sorvolato
sul problema di come si sarebbero aperti poi i barattoli.Bryan
Donkin, socio della John Hall’s Dartford Iron Works, adattò l’idea
di
Nicolas Appert, il pasticciere francese universalmente considerato il «padre dell’industria conserviera». Appert aveva
sigillato degli alimenti in barattoli di vetro, poi li aveva fatti bollire.
.Con quel procedimento, si era guadagnato un riconoscimento dal governo francese, con 
cui aveva costruito il primo conservificio, la Maison Appert.

Donkin usò barattoli metallici rivestiti di stagno, e nel 1818 fornì 125 q di cibo in scatola all’Ammiragliato britannico. Come alternativa al martello e allo scalpello, il francese
 Angilbert propose nel 1833 di modificare il barattolo, in modo da poterlo aprire fondendo
 la saldatura intorno al coperchio. Un altro inventore francese, Bouvet, suggerì un filo di
acciaio saldato tra il coperchio e il barattolo, che si poteva togliere solo scaldandolo.
I primi apriscatole erano meccanismi elaborati, usati dai negozianti prima di consegnare il barattolo al cliente. L’introduzione della latta, tra il 1860 e il 1870, rese i barattoli più facili
da aprire, con l’adozione di piccoli apriscatole. Il primo di questi fu il tipo a «testa di toro»
usato ancora oggi, che aveva una lama di acciaio attaccata a una impugnatura di ghisa.


La macchina da scrivere
 


IL LAVORO della dattilografa è reso difficoltoso a causa
di un difetto intenzionale della macchina per scrivere stessa: la curiosa disposizione delle lettere sulla tastiera.
Nel 1714, la
 regina Anna Stuart accordò un brevetto a un inglese di nome Henry Mill per la fabbricazione di una macchina «grazie alla
 quale tutte le scritture, di qualsiasi genere esse siano, possono essere redatte su carta o pergamena in modo così nitido ed
 esatto, da non potersi distinguere dalla stampa».Nessuno
sa come funzionasse l’invenzione di Mill, e nemmeno che
aspetto avesse, ma ci furono presto tanti altri emuli di Mill.
Il primo brevetto americano per una specie di <<macchina per scrivere>> fu rilasciato nel 1829 a William Austin Burt, di Detroit, per la sua «stampatrice familiare di lettere Burt».
Quattro anni dopo, Xavier Projean, di Marsiglia, Francia,

produsse una «macchina criptografica», che avrebbe, come disse l’autore, stampato parole «almeno alla stessa velocità con cui si può scrivere con una penna normale».Il merito della prima macchina per scrivere moderna spetta comunque a Cristopher Sholes, un editore di giornali vissuto a Milwaukee intorno al 1860, e a due soci, Carlos Glidden e Samuel Soulé. Nella macchina di Sholes, così come sulle moderne macchine per scrivere, ciascun carattere era posto all’estremità di una barretta di metallo che colpiva la carta quando si premeva il tasto corrispondente. I tasti erano disposti secondo l’ordine alfabetico.Ma c’era un grave inconveniente: quando la persona che azionava la macchina dattilografava velocemente, le barrette metalliche si incastravano l’una nell’altra. Sholes superò questa difficoltà identificando le lettere maggiormente usate in inglese e disponendole sulla tastiera il più possibile distanti l’una dall’altra.Così, anche se la velocità diminuì, diminuì in compenso la possibilità che le barre dei caratteri si scontrassero. Nacque la tastiera inglese Qwerty, così chiamata dalle prime sei lettere della riga superiore. Le macchine italiane hanno solo sostituito la W con la Z: Qzerty; quelle francesi cominciano per AZERTY.

 
La cerniera lampo
 

SFORTUNATAMENTE, la chiusura lampo originale, inventata nel 1893 da Whitcomb L. Judson, un ingegnere di Chicago, non corrispondeva al suo nome, C-Curity (sicurezza): i suoi denti spesso si inceppavano.Poi, nel 1913, un ingegnere svedese, Gideon Sundback, trasformò la trovata geniale di Jùdson in un’industria da molti milioni di dollari. Sund-back disegnò una serie di coppette sulla parte posteriore dei denti interconnessi perché questi si potessero agganciare in modo più saldo e sicuro.La cerniera lampo modificata da Sundback è stata usata dall’agricoltura alla medicina. È stata adattata su copri-zampe per le pecore, in aree affette da afta epizootica, e un chirurgo austriaco ne ha cucita una nello

 stomaco di un paziente per poterlo esaminare facilmente. Oggi si producono ogni anno più di 400.000 km di cerniere lampo.

 
Il metodo Braille
 

FINO AL 1819, l’alfabeto per i ciechi consisteva semplicemente in caratteri in rilievo. Potevano essere fatti di legno, piombo, stecchi o anche spilli e aghi disposti sul puntaspilli. Valentin Hauy, fondatore del Regio Istituto per Giovani Ciechi di Parigi, compì degli esperimenti con lettere ritagliate nel tessuto.Nel 1819, lo stesso anno in cui veniva iscritto all’Istituto un ragazzo cieco di 10 anni di nome Louis Braille, un capitano d’artiglieria francese cercava di presentare all’Accademia delle Scienze di Parigi un nuovo sistema definito di «scrittura notturna». Il capitano Charles Barbier de la Serre aveva ideato un alfabeto fatto di punti e linee in rilievo su strisce di cartone, che i soldati potevano «leggere» con la punta delle dita durante le operazioni notturne. Ma poiché il sistema era costituito da una complessa disposizione di 12 punti per ciascuna lettera, non ebbe alcun successo all’Accademia, Braille, allora adolescente, si interessò al sistema di Barbier, lo semplificò e ne ricavò un alfabeto ridotto a sei punti per segno. Da quel primo esperimento, ben presto sviluppò il metodo Braille, ormai usato in tutto il mondo.


 

La penna stilografica
 

LE PENNE stilografiche sono nate da una grande arrabbiatura. Nel 1884, Lewis Edson Waterman, di professione assicuratore, si era appena aggiudicato, in gara con parecchi rivali, un importante contratto. Waterman porse al cliente una bella penna d’oca e una boccetta di inchiostro per firmare il contratto, ma la penna macchiò il documento. Waterman corse a cercare un altro modulo e nel frattempo un rivale gli soffiò l’affare. Questo episodio spinse Waterman a progettare la prima penna stilografica a flusso controllato di inchiostro. Applicò i principi della capillari-tà, gli stessi grazie ai quali la linfa sconfigge la legge di gravità e sale nelle piante. Nel pezzettino di gomma dura che univa il serbatoio di inchiostro al pennino, Waterman praticò un foro sottile come un capello. Questo fece entrare una piccola quantità di aria nella camera dell’inchiostro, mantenendo in equilibrio la pressione interna dell’aria, in modo che' l’inchiostro fuoriuscisse solo quando si esercitava una pressione sul pennino. Le prime penne Waterman si riempivano col contagocce, una tecnica presto sostituita con l’adozione di contenitori di gomma flessibile. L’origine della moderna penna stilografica si può però far risalire alla semplice cannuccia o stelo di bambù usata dagli antichi Greci e dagli Egizi, e alle penne d’oca dei Romani. Il termine fountainpen, penna stilografica, cioè penna contenente un serbatoio, fu usato per la prima volta in Inghilterra nel 1710, ma le penne erano in vendita a Parigi già nel 1656.

 
Il primo telefono
 

PER UNA STRANA coincidenza, il primo messaggio trasmesso per telefono, lo strumento rivelatosi poi tanto utile nei casi di emergenza, è stata una richiesta di aiuto da parte del suo inventore. Nel momento in cui Alexander Graham Bell era pronto a provare la sua invenzione per la prima volta, si versò casualmente dell’acido sui vestiti. Così le prime parole che il suo assistente, in attesa di udire il «filo parlante» nello scantinato di casa Bell, riuscì a percepire attraverso il ricevitore, furono: «Signor Watson, venga qui, ho bisogno di lei!».In un primo tempo Bell, nato a Edinburgo nel 1847, non aveva intenzione di inventare il telefono: aveva cercato di progettare un

 apparecchio per comunicare con i sordi e scoprì casualmente i principi fondamentali di questo utilissimo congegno. Si accorse infatti che quando la voce umana faceva vibrare un diaframma di ferro vicino a una calamita intorno alla quale era arrotolata una bobina di filo elettrico, si creava una debole corrente che poteva essere trasmessa lungo un cavo verso un diaframma analogo. Benché Bell sia stato riconosciuto come l’inventore del telefono nel 1876, dieci anni dopo la Corte Suprema degli Stati Uniti riconosceva almeno il diritto «morale» di priorità nell’invenzione all’italiano Meucci, che aveva inventato il telefono già nel 1849 e non aveva potuto brevettarlo

 nel 1871 cinque anni prima di Bell, perché non aveva denaro sufficiente a pagare la registrazione.Un altro precursore di Bell fu il tedesco Johann Philipp Reis, che asserì di aver inventato il telefono già nel 1861, ma è dubbio che abbia trasmesso parole articolate.

 
La serratura di Bramah
 

Uno dei più prolifici inventori inglesi del XVIII secolo fù il figlio di un agricoltore dello
Yorkshire, Joseph Bramah. Fra i parti del suo cervello, bisogna annoverare la pompa per la birra, un gabinetto, una macchina per contare le banconote e la famosa "serratura di Bramah". Fino ad allora qualsiasi serratura, economica o costosa, poteva essere scassinata
da chiunque avesse un pò di pratica, Bramah asserì che la sua serratura di sicurezza cilindrica, con 494 milioni di possibili combinazioni dei dentelli, era assolutamente a prova
di scassinatori. Ne era così sicuro, che offrì un premio di 200 ghinee al primo che l'avesse
forzata. Il premio non fù reclamato per 67 anni, finchè un fabbro americano, Alfred Charles
Hobbs,. riuscì a forzarla, dopo un mese di lavoro. Tuttavia, il sistema era così efficace,
che la serratura di Bramah è usata ancora oggi.

 

 

 

 
La pentola a pressione
 

La pentola a pressione oggi usata in tutto il mondo, fù realizzata a Londra nel 1679 dal
giovane fisico francese Denis Papin che la chiamò " bollitore di ossa", era un cilindro con un coperchio ermetico dotato di valvola di sicurezza automatica, anch'essa di sua invenzione.
Nel 1682 venne accolto nella Royal Society per dimostrarne pienamente l'efficienza, preparò con essa un intero pranzo per alcuni membri della prestigiosa accademia scientifica inglese ed ebbe un grande successo.




 

Tratto da Selezione Reader's Digest