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L'ASPIRAPOLVERE
è considerato un’invenzione recente, ma già i sudditi della regina
Vittoria avevano a disposizione una macchina che usava un soffietto per
aspirare lo sporco. Ci volevano due persone per farla funzionare, una per
tenere la bocchetta e l’altra per azionare il soffietto. |
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Tornato a casa, si sdraiò sul pavimento con un fazzoletto sulla bocca e aspirò forte. La polvere rimasta sul fazzoletto lo persuase che il principio corretto era quello di aspirare lo sporco e non di soffiarlo via: un efficace filtro di stoffa nella macchina avrebbe trattenuto la polvere e permesso all’aria di passarvi attraverso.Un serpente rumoroso: la prima macchina costruita da Booth era così grossa, che ci voleva un cavallo per tirarla. Rimaneva in strada e aspirava la sporcizia dalle case attraverso un lungo tubo, ma l’inventore ebbe delle difficoltà con la polizia, perché il suo «serpente rumoroso» faceva imbizzarrire i cavalli. In ogni caso, fino ai giorni nostri, tutti gli aspirapolvere si sono basati sul principio di Booth.Il suo apparecchio arrivò 25 anni dopo che la prima scopa elettrica fu lanciata sul mercato da un americano di nome Bissell, proprietario di un negozio di porcellane. Bissell soffriva di emicranie e, convinto che fossero causate dalla paglia polverosa in cui erano imballate le porcellane, inventò quello straordinario aggeggio.Fu un grande successo anche se non contribuì a guarire l’emicrania di Bissell. |
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SULL’ETICHETTA
di un barattolo di carne della
spedizione artica di sir William Parry del 1824 c’era scritto: «Tagliare intorno alla cima, vicino al bordo esterno, con uno scalpello e un martello» Il barattolo era prodotto dal primo conservificio inglese, costruito a Londra nel 1812, ma i pionieri dei cibi in scatola avevano sorvolato sul problema di come si sarebbero aperti poi i barattoli.Bryan Donkin, socio della John Hall’s Dartford Iron Works, adattò l’idea di Nicolas Appert, il pasticciere francese universalmente considerato il «padre dell’industria conserviera». Appert aveva sigillato degli alimenti in barattoli di vetro, poi li aveva fatti bollire. |
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.Con quel procedimento, si era guadagnato un
riconoscimento dal governo francese, con cui aveva costruito il primo conservificio, la Maison Appert. Donkin usò barattoli metallici rivestiti di stagno, e nel 1818 fornì 125 q di cibo in scatola all’Ammiragliato britannico. Come alternativa al martello e allo scalpello, il francese Angilbert propose nel 1833 di modificare il barattolo, in modo da poterlo aprire fondendo la saldatura intorno al coperchio. Un altro inventore francese, Bouvet, suggerì un filo di acciaio saldato tra il coperchio e il barattolo, che si poteva togliere solo scaldandolo. I primi apriscatole erano meccanismi elaborati, usati dai negozianti prima di consegnare il barattolo al cliente. L’introduzione della latta, tra il 1860 e il 1870, rese i barattoli più facili da aprire, con l’adozione di piccoli apriscatole. Il primo di questi fu il tipo a «testa di toro» usato ancora oggi, che aveva una lama di acciaio attaccata a una impugnatura di ghisa. |
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produsse una «macchina criptografica», che avrebbe, come disse l’autore, stampato parole «almeno alla stessa velocità con cui si può scrivere con una penna normale».Il merito della prima macchina per scrivere moderna spetta comunque a Cristopher Sholes, un editore di giornali vissuto a Milwaukee intorno al 1860, e a due soci, Carlos Glidden e Samuel Soulé. Nella macchina di Sholes, così come sulle moderne macchine per scrivere, ciascun carattere era posto all’estremità di una barretta di metallo che colpiva la carta quando si premeva il tasto corrispondente. I tasti erano disposti secondo l’ordine alfabetico.Ma c’era un grave inconveniente: quando la persona che azionava la macchina dattilografava velocemente, le barrette metalliche si incastravano l’una nell’altra. Sholes superò questa difficoltà identificando le lettere maggiormente usate in inglese e disponendole sulla tastiera il più possibile distanti l’una dall’altra.Così, anche se la velocità diminuì, diminuì in compenso la possibilità che le barre dei caratteri si scontrassero. Nacque la tastiera inglese Qwerty, così chiamata dalle prime sei lettere della riga superiore. Le macchine italiane hanno solo sostituito la W con la Z: Qzerty; quelle francesi cominciano per AZERTY. |
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SFORTUNATAMENTE, la chiusura lampo originale, inventata nel 1893 da Whitcomb L. Judson, un ingegnere di Chicago, non corrispondeva al suo nome, C-Curity (sicurezza): i suoi denti spesso si inceppavano.Poi, nel 1913, un ingegnere svedese, Gideon Sundback, trasformò la trovata geniale di Jùdson in un’industria da molti milioni di dollari. Sund-back disegnò una serie di coppette sulla parte posteriore dei denti interconnessi perché questi si potessero agganciare in modo più saldo e sicuro.La cerniera lampo modificata da Sundback è stata usata dall’agricoltura alla medicina. È stata adattata su copri-zampe per le pecore, in aree affette da afta epizootica, e un chirurgo austriaco ne ha cucita una nello |
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stomaco di un paziente per poterlo esaminare facilmente. Oggi si producono ogni anno più di 400.000 km di cerniere lampo. |
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FINO AL 1819, l’alfabeto
per i ciechi consisteva semplicemente in caratteri in rilievo. Potevano
essere fatti di legno, piombo, stecchi o anche spilli e aghi disposti sul
puntaspilli. Valentin Hauy, fondatore del Regio Istituto per Giovani
Ciechi di Parigi, compì degli esperimenti con lettere ritagliate nel
tessuto.Nel 1819, lo stesso anno in cui veniva iscritto all’Istituto un ragazzo
cieco di 10 anni di nome Louis Braille, un capitano d’artiglieria
francese cercava di presentare all’Accademia delle Scienze di Parigi un
nuovo sistema definito di «scrittura notturna». Il capitano Charles
Barbier de la Serre aveva ideato un alfabeto fatto di punti e linee in
rilievo su strisce di cartone, che i soldati potevano «leggere» con la
punta delle dita durante le operazioni notturne. Ma poiché il sistema era
costituito da una complessa disposizione di 12 punti per ciascuna lettera,
non ebbe alcun successo all’Accademia, Braille, allora adolescente, si
interessò al sistema di Barbier, lo semplificò e ne ricavò un alfabeto
ridotto a sei punti per segno. Da quel primo esperimento, ben presto
sviluppò il metodo Braille, ormai usato in tutto il mondo. |
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LE PENNE stilografiche sono
nate da una grande arrabbiatura. Nel 1884, Lewis Edson Waterman, di
professione assicuratore, si era appena aggiudicato, in gara con parecchi
rivali, un importante contratto. Waterman porse al cliente una bella penna
d’oca e una boccetta di inchiostro per firmare il contratto, ma la penna
macchiò il documento. Waterman corse a cercare un altro modulo e nel
frattempo un rivale gli soffiò l’affare. Questo episodio spinse Waterman a progettare la prima penna stilografica a
flusso controllato di inchiostro. Applicò i principi della capillari-tà,
gli stessi grazie ai quali la linfa sconfigge la legge di gravità e sale
nelle piante. Nel pezzettino di gomma dura che univa il serbatoio di
inchiostro al pennino, Waterman praticò un foro sottile come un capello.
Questo fece entrare una piccola quantità di aria nella camera
dell’inchiostro, mantenendo in equilibrio la pressione interna
dell’aria, in modo che' l’inchiostro fuoriuscisse solo quando si
esercitava una pressione sul pennino. Le prime penne Waterman si
riempivano col contagocce, una tecnica presto sostituita con l’adozione
di contenitori di gomma flessibile. L’origine della moderna penna
stilografica si può però far risalire alla semplice cannuccia o stelo di
bambù usata dagli antichi Greci e dagli Egizi, e alle penne d’oca dei
Romani. Il termine fountainpen, penna stilografica, cioè penna
contenente un serbatoio, fu usato per la prima volta in Inghilterra nel
1710, ma le penne erano in vendita a Parigi già nel 1656. |
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PER UNA STRANA coincidenza, il primo messaggio trasmesso per telefono, lo strumento rivelatosi poi tanto utile nei casi di emergenza, è stata una richiesta di aiuto da parte del suo inventore. Nel momento in cui Alexander Graham Bell era pronto a provare la sua invenzione per la prima volta, si versò casualmente dell’acido sui vestiti. Così le prime parole che il suo assistente, in attesa di udire il «filo parlante» nello scantinato di casa Bell, riuscì a percepire attraverso il ricevitore, furono: «Signor Watson, venga qui, ho bisogno di lei!».In un primo tempo Bell, nato a Edinburgo nel 1847, non aveva intenzione di inventare il telefono: aveva cercato di progettare un |
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apparecchio per comunicare con i sordi e scoprì casualmente i principi fondamentali di questo utilissimo congegno. Si accorse infatti che quando la voce umana faceva vibrare un diaframma di ferro vicino a una calamita intorno alla quale era arrotolata una bobina di filo elettrico, si creava una debole corrente che poteva essere trasmessa lungo un cavo verso un diaframma analogo. Benché Bell sia stato riconosciuto come l’inventore del telefono nel 1876, dieci anni dopo la Corte Suprema degli Stati Uniti riconosceva almeno il diritto «morale» di priorità nell’invenzione all’italiano Meucci, che aveva inventato il telefono già nel 1849 e non aveva potuto brevettarlo |
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nel 1871 cinque anni prima di Bell, perché non aveva denaro sufficiente a pagare la registrazione.Un altro precursore di Bell fu il tedesco Johann Philipp Reis, che asserì di aver inventato il telefono già nel 1861, ma è dubbio che abbia trasmesso parole articolate. |
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Uno dei più prolifici inventori
inglesi del XVIII secolo fù il figlio di un agricoltore dello
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| La pentola a pressione oggi usata in tutto il mondo, fù
realizzata a Londra nel 1679 dal giovane fisico francese Denis Papin che la chiamò " bollitore di ossa", era un cilindro con un coperchio ermetico dotato di valvola di sicurezza automatica, anch'essa di sua invenzione. Nel 1682 venne accolto nella Royal Society per dimostrarne pienamente l'efficienza, preparò con essa un intero pranzo per alcuni membri della prestigiosa accademia scientifica inglese ed ebbe un grande successo. |
Tratto da Selezione Reader's Digest